A volte si fanno delle scelte.
Da alcuni vengono giudicate "coraggiose" da altre "prive di ogni buon senso".
In piena crisi economica lasciare il posto di lavoro è una pazzia.
Io l'ho fatto, ho dato il preavviso, nel 2009 riparto.
Come?
Lo ignoro. Da libera professionista, da precaria, facendo qualcosa che dia un senso alla mia vita lavorativa.
Nessuno compagno, nessun uomo, nessun figlio...
Perché usare dodici ore di ogni giorno della mia vita a fare un lavoro che non mi piace, dove divento sempre più triste ed abbrutita.
Ho spezzato la catena, folle, incosciente...
Coraggiosa?
So solo che mi sento meglio, più leggera e credo di essermi ripresa la mia vita.
Confido in me stessa.
E nella vita.
Dissimulo cercando conforto nelle stelle.
Non ho potuto resistere, devo condividere con voi il mio oroscopo di domani:
"Avrai spirito di iniziativa e le tue idee saranno supportate dal consenso di chi ti circonda nel lavoro.
In ambito affettivo, avrai un abbattimento, ti sentirai amareggiata e ti sentirai molto sola. Un consiglio: reagisci con forza".
Ci sono tre possibilità:
a) è una cavolatal;
b) domani sarà una pessima giornata;
c) a previsione va di parecchio indietro.
Vi saprò dire.
- Adoro i tuoi racconti.
- Mi fa piacere.
- Hai scritto il nostro?
- ... Il nostro...
- Voglio leggerlo. Voglio che tu lo scriva.
- Vorresti che...
- Voglio leggerlo con i tuoi occhi, con la tua mente.
- Vorresti sapere...
- Non ho usato il condizionale. Voglio sapere leggendoti.
- ...
- Puoi lasciarlo aperto.
- Aperto?
- Senza il finale.
- Dovrei scrivere una storia senza il finale.
- Devi scrivere la nostra storia.
- Senza chiuderla?
- Ti eviterà di comporre un sequel.
- ... Sequel?
- Non dovrai ucciderci per farci rinascere: ti basterà continuare a scrivere.
Un po' tardi ma ho capito che i buoni non vincono sempre.
Non è come nelle favole in cui tutti vissero felici e contenti.
Anzi, ora che ci rifletto, la fregatura c'era dall'inizio...
1. Le buone
Biancaneve (che è un po' troppo melensa),
Cenerentola (che è una morta di fame),
e dal punto tutte Principesse e Sirenette che partono proprio sfigate.
E, se non ci fosse uno straccio di principe azzurro a tirarle fuori dalla sfiga, rimarrebbero addormentate per sempre o a fare le schiave, le morte di fame che subiscono i soprusi dei "cattivi".
L'unica che salva un uomo è quella de "La bella e la bestia" che, innanzitutto, è per definizione particolarmente avvenente e, in secondo luogo, come tutte le donne si innamora di un animale.
Ma lei ha la botta di fortuna e l'obbrobrio si trasforma in un "buono" (vedi punto 2).
E, anche se non si fosse trasformato, possedeva un castello, una carrozza di lusso, i servitori, la piscina, etc...
2. I buoni
Zorro (che qualche cattivo lo ammazza pure e finché lo interpreterà Banderas può fare quello che vuole),
Robin Hood (un ladro che, pure questo, fatto da Costner aveva il suo perché),
Sandokan (la tigre della Malesia che insieme al Corsaro Nero fanno sempre bella figura),
e tutti i vari Principi Azzurri (vorrei sapere perché proprio sono azzurri).
Molto meno sfigati!
E tirano fuori dalla sfiga povere principesse o morte di fame che subiscono i soprusi dei "cattivi".
In genere li ammazzano i cattivi.
Se non li ammazzano muoiono nella lotta precipitando in un burrone o infilzati in qualche palo sporgente.
Se proprio non muoiono, comunque, scompaiono per sempre.
Da cui:
Le buone subiscono soprusi e angherie.
Le buone attirano i cattivi e gli stronzi
Le buone abboccano sempre.
Le buone, da sole, riescono solo a pungersi con aghi avvelenati, mangiare mele avvelenate, fare le pulizie, guardare le oche e rimanere imprigionate in altissime e inespugnabili torri, possibilmente anche con qualche drago di guardia.
I buoni sono belli, aitanti, coraggiosi e, quasi sempre, nobili.
I buoni salvano le buone dalla sfiga solo se sono decisamente belle, procaci e vergini.
Conclusione:
Se proprio bisogna essere buone è meglio essere pure belle.
Se si è autarchiche non conviene essere buone.
Non conviene nemmeno essere cattive (che non ci piace scomparire o morire).
Bisogna essere un po' stronze.
Né troppo né troppo poco.
Come nelle ricette: Q.B.
Alcune persone raccontano le loro storie.
Non so per quale motivo: forse solo perché le si ascolta.
Sono bellissime, tristi, divertenti.
O drammatiche o esilaranti.
A volte sei in uno dei loro racconti.
A volte, dicono, che hai cambiato il corso delle cose.
E non hai fatto nulla, non hai detto nulla.
Ma ti investe una responsabilità che non credevi di avere.
L'eco delle loro parole risuona nella tua mente mentre tieni gli occhi chiusi.
Un paradosso per cui sei protagonista dei racconti di altri e comparsa nel tuo.
E la storia che vorresti raccontare rimane taciuta, incompiuta.
E' una storia a cui si aggiungono paragrafi scritti da altri.
Con il tuo inchiostro, sostengono.
E tu non trovi più il pennino da intingervi.
Mi ricordo quella canzone di Luca Carboni quando diceva "Certe volte ho paura sai di non cambiare più".
Non mi ricordo il titolo, nemmeno voglio andarlo a cercare su google, non serve il titolo adesso.
Sto cambiando, mi vedo: cambio!
Non sobbalzo più quando squilla il telefono, prendo in giro il mio ex se mi chiama e lui si incazza, mi prende in giro un altro ex e mi incazzo io, faccio un lavoro completamente diverso, mi faccio i regali. E adesso... Ho pure una ragazza che mi aiuta con i lavori domestici.
Sto eliminando tutte le possibili scuse per non vivere.
Per la prima volta nella mia vita so esattamente adesso quando avrò le ferie estive.
Non mi era mai successo di dover prenotare così in anticipo.
"Dover" perché sono gli unici giorni che avrò in tutto l'anno.
Ammetto: mi fa un po' impressione.
Dove andare da sola?
Comincio a guardare in giro.
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