Blog in sei ottavi

Utente: solaconio
"Essere donna è un compito terribilmente difficile, visto che consiste principalmente nell'avere a che fare con gli uomini".
Joseph Conrad

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Sola con io

Ma solo con io davanti allo specchio, a tu per tu, dico sempre la verita' (R. Gaetano)

mercoledì, 26 novembre 2008

Fermata d'autobus

Risalendo dalle budella della metro chiudo la zip del giaccone.
Nel piazzale dei capolinea degli autobus il cielo è plumbeo e pioviggina alla "azzuppaviddrano", come direbbe Andrea Camilleri.
Qualche ombrello si apre. Il mio no.
Fa freddo però.
Aspetto l'autobus ferma sotto una pensilina.
Se vado a piedi mi fradicio.
Aspetto un po'.
I minuti continuano a passare e la gente ad aumentare in questo posto asciutto.

Sul sedile protetto dalla pioggia un uomo parla da solo.
I suoi vestiti puzzano di urina.
Poco più in là una signora in un cappotto rosso ha gli abiti inzuppati di acqua di colonia.
L'odore della pioggia è un ricordo.

Davanti a me una donna accompagna una ragazza che porta i sintomi della Sindrome di Down.
Una giovanissima fanciulla si mette a parlare con la signora narrandole del suo altruismo e dell'opera prestata in centri per disabili.

L'autobus non arriva.

L'uomo continua a parlare da solo.
La signora col cappotto rosso immerge il naso nel suo foulard per non sentire l'odore di piscio.
Una coppia di Rumeni con una carrozzina e due bimbe si ripara sotto la pensilina.
Discutono del lavoro mentre le bambine mangiano patatine fritte.

I minuti continuano a passare.
La ragazza Down ha freddo nonostante abbia i guanti.
La sua accompagnatrice parla ancora con la giovanissima samaritana.

Lei alza gli occhi.
Incrocia il mio sguardo.

Un istante.
Si avvicina pronunciando il suo nome: "L".
Si siede sulla panchina sotto la pensilina, tra l'uomo che parla da solo e la donna col cappotto rosso.
Le fanno spazio.
Mi abbraccia mentre resto in piedi.
Ricambio l'abbraccio carezzandole i capelli.
Un minuto e la sua accompagnatrice si accorge che L è con me.
Vorrebbe allontanarla ma capisce dal mio sguardo tutto va bene.

Arriva l'autobus e i posti sotto la pensilina, in piedi ed a sedere, restano vuoti.

Ignoro cosa tu abbia visto.
Ma hai compreso tutto di me in uno sguardo.
Desideravo solo essere abbracciata.
Forte come hai fatto tu.
Grazie L.

composto da: solaconio alle ore 23:38 | link | commenti
categorie: adagio
mercoledì, 22 ottobre 2008

Identità in cerca d'autore

Lavorare per vivere o vivere per lavorare?
E' difficile da spiegare nel momento in cui la risposta è la medesima.
Queste dodici ore al giorno che mi tolgono il fiato, la voglia di fare.
Quell'ambiente dove veramente sei "nessuno" e abbondano le occasioni in cui qualcuno te lo rammenta.
Quella discrasia percettiva tra chi sei, chi credi di essere e chi credono tu sia.

Chi sono io?

Qual è il confine della mia identità? 
Quello psicologico, la colonna di marmo intoccabile dentro me. Che mi fornisce certezze.
Quello sociale, come vengo riconosciuta sulla base di quello che ho e di quello che so fare.

La maggior parte delle persone che conosco ha bisogno e vive basandosi su un'identità costruita all'esterno. Su un'immagine proiettata di altri.
Nella mia perplessità, con tutti la fatica richiesta, sono felice di basarmi su quel pilastro su cui mi espando.

Chi sono io?
Uno, nessuno, centomila (che genio Pirandello!) che cercano il proprio autore: me, pronta a scrivere l'autobiografia di ciascuno. 


composto da: solaconio alle ore 13:40 | link | commenti (1)
categorie: adagio
martedì, 24 ottobre 2006

Zona break

Anche il mio ufficio ne dispone!
Un piccolo spazio con una grossa finestra in cui è allocata la macchinetta del caffè e dove è permesso fumare.
Questi due semplici fattori fanno sì che alcuni individui vi pascolino per diverse ore nel corso della la giornata.
Sapendo di non generare stupore nemmeno questa volta (data la mia estrema prevedibilità) è quasi superfluo precisare come non sia il mio caso.
Mi ci trovo una o, al massimo, due volte al giorno.
Soprattutto per fumare un paio di sigarette.
Non molto per il caffè.
Ancor meno per le chiacchere.
In tutta onestà confesso che parlo (nel senso reale del termine) solamente con una persona che lavora con me.
Con gli altri ho un rapporto cordiale e un ridotto scambio verbale.
Tendo ad ascoltare.
Credo di essere una discreta ascoltatrice.

Oggi, fumando una sigaretta (nell'unica pausa fatta, quella per il pranzo) mi sono trovata a parlare con uno di quelli che chiamano "commerciali".
Nonostante l'appartenenza a tale categoria, occorre riconoscere come sia uno dei pochi con cui è possibile scambiare due chiacchere sensate.
Del più, del meno.
Nulla di particolarmente impegnativo.
Ma, tra le varie proposizioni a un certo punto un fulmine squarcia il sereno:
"Certo... Dovresti curare di più la vita personale"
La frase, caduta nel vuoto nell'ambito della conversazione, ha fatto addensare grigie nubi nella mia già poco spaziosa scatola cranica.

Ma cosa cazzo ne saprà questo della mia vita personale?
Non può saperne nulla, tantomeno può averne parlato con qualcuno qua dentro.
Nessuno sa praticamente niente di me.
La maggior parte nemmeno si è accorta che la scorsa settimana non c'ero.
Ma un pacco di affari propri?
Troppo tardi: il danno è fatto.
Il tarlo si è insinuato...

E' allora così drammaticamente evidente che la sera quando esco da quel posto sono talmente stanca da avere grosse difficoltà a curare le relazioni interpersonali?
Se fosse così sarebbe tragico.
Preferisco pensare che lo abbia associato al fatto che, abitando piuttosto lontana dal posto di lavoro, abbia fatto riferimento alle ore che impiego solo per gli spostamenti.
Ore "perse" che riducono il tempo per me...
Pia illusione?

composto da: solaconio alle ore 21:46 | link | commenti (13)
categorie: adagio
venerdì, 13 ottobre 2006

Buoni Spropositi

Elaboro, rifletto, penso.
Prendo una decisione.
Difficile come ogni scelta.
Dolorosa come tutte quelle cose per le quali, in realtà, da decidere ho ben poco.
Sono semplici prese di coscienza di qualcosa che non posso cambiare.
Siccome non posso cambiarlo lo devo accettare.
E, nonostante, possa sembrare più logico e razionale ammettere di accettare (o rifiutare) una situazione immutabile, contorti motivi psichici mi fanno preferire pensare che si tratti di una decisione.
Magari pure maturata, ponderata.
Di una scelta.
Lo so che non lo è.
Quindi faccio anche una fatica mortale a convincermi che lo sia.
Fatica dovuta a quella parte di me consapevole che non devo convincermi di niente.
Fatica per decidere di fare quello che non vuoi.
E' talmente lineare che spiegarlo lo fa diventare complesso.
Un esempio?
E' come se avessi deciso di dire "Basta" e, aprendo la bocca, al momento di manifestare la tanto sofferta scelta, dicessi "Ancora".

Rileggendo il post mi sono resa conto che è talmente introspettivo (o è talmente una cazzata) da risultare quasi incomprensibile.
Ma siccome mi è venuto di getto e dal momento che questo è il MIO blog non avete potere decisionale  e, di conseguenza, resta!

composto da: solaconio alle ore 21:03 | link | commenti (19)
categorie: adagio
sabato, 07 ottobre 2006

PresenteMente

Cercare di mettere due parole in croce questa settimana è veramente un'impresa.
Sono tornata da due ore dalla mia ennesima trasferta lavorativa di sabato.
Sono stanca, sono perplessa.
Ci sono dei giorni in cui mi accorgo di essere diventata grande.
Guardo il mio passato senza voltarmi indietro.
Dall'alto.
Come se non lo avessi vissuto.
O come se ormai sia qualcosa definitivamente acquisito.
Comunque è fuori da me: è passato.
Mi viene il dubbio che la mia vita sia ricominciata troppe volte.
Ho la certezza che non sia del tutto un male.
Guardo il futuro con grande circospezione, non mi fido: non esiste ancora.
Come ogni sera mi lavo il viso e vedo lo specchio.
Ma oggi non controllo solo di aver tolto bene il trucco: mi guardo.
Quanto tempo era che non mi guardavo negli occhi?
A giudicare da quanto mi sorprende direi troppo.
Mi riconosco.
Sono io.
Sono qui.
Ora.

composto da: solaconio alle ore 22:43 | link | commenti (8)
categorie: adagio
giovedì, 21 settembre 2006

ApparenteMente

Credono sia un bulldozer.
Monto il motore di un Vespino 50.

Credono sia indistruttibile.
In me vive il signor Ravensburger con tutti i suoi miliardi di pezzi di puzzle da ricomporre.

Credono sia realista.
Sono l'unica abitante di un mondo ideale solo a me noto.

Credono sia felice.
Non sanno che quella sensazione l'ho conosciuta.

Credono stia partendo per il Montefeltro per lavorare nel week end.
Stavolta hanno indovinato!

composto da: solaconio alle ore 23:48 | link | commenti (8)
categorie: adagio
mercoledì, 31 maggio 2006

Mi sento

Un'ora di viaggio in metropolitana per raggiungere l'ufficio.
Le cuffie del lettore mp3 nelle orecchie, gli occhiali da sole inforcati.
No, non c'è sole nella metropolitana.
Ma questa mattina non voglio vedere o sentire nulla.
Solo me.
Mi sento, anche se non capisco tutto quello che mi dico.
Mi voglio bene.


composto da: solaconio alle ore 15:10 | link | commenti (9)
categorie: adagio
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