Se il diluvio che, abbattendosi violento sulla Capitale, portasse via con sé la lordura delle guerre - come auspicato nella canzone di Loredana Berté - almeno avrebbe più senso.
Più di quanto ne abbia essere sveglia nel cuore della notte ad ascoltare rombi di tuono e scroscio di pioggia.
Tanto forti da avermi destato e da tenermi sveglia.
Domattina i magazzini dei negozi su via Tiburtina saranno allagati?
Perché, anche se l'acqua portasse via la guerra, coi tombini intasati non arriverebbe nemmeno alle fogne.
Ce la troveremmo stagnante e galleggiante sulla strada almeno fino all'intervento delle idrovore dei Vigili del Fuoco.
Torno a chiudere gli occhi tre ore.
Poi andrò in ufficio.
A nuoto, s'intende!
Quando si sogna di volare si ha quella sensazione meravigliosa di leggerezza, di libertà, di realizzazione dei desideri più reconditi.
La scorsa notte ho sognato di essere su "Leggo", il quotidiano gratuito che distribuiscono alle Fermate della metropolitana.
Preferisco City, alla fine ha i Sodoku.
Ma ero su Leggo e ignoro quale fosse il motivo.
Tre foto, non delle migliori e un articolo.
Ero bellissima, ero sorridente, ero realizzata.
Per qualunque motivo fossi sul giornale ero felice.
Trasmettevo gioia.
Era una bella notizia, non commemorativa. Ero viva e mi leggevo.
Ero io.
Sono io.
Come volare, è stato come volare.
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