Risalendo dalle budella della metro chiudo la zip del giaccone.
Nel piazzale dei capolinea degli autobus il cielo è plumbeo e pioviggina alla "azzuppaviddrano", come direbbe Andrea Camilleri.
Qualche ombrello si apre. Il mio no.
Fa freddo però.
Aspetto l'autobus ferma sotto una pensilina.
Se vado a piedi mi fradicio.
Aspetto un po'.
I minuti continuano a passare e la gente ad aumentare in questo posto asciutto.
Sul sedile protetto dalla pioggia un uomo parla da solo.
I suoi vestiti puzzano di urina.
Poco più in là una signora in un cappotto rosso ha gli abiti inzuppati di acqua di colonia.
L'odore della pioggia è un ricordo.
Davanti a me una donna accompagna una ragazza che porta i sintomi della Sindrome di Down.
Una giovanissima fanciulla si mette a parlare con la signora narrandole del suo altruismo e dell'opera prestata in centri per disabili.
L'autobus non arriva.
L'uomo continua a parlare da solo.
La signora col cappotto rosso immerge il naso nel suo foulard per non sentire l'odore di piscio.
Una coppia di Rumeni con una carrozzina e due bimbe si ripara sotto la pensilina.
Discutono del lavoro mentre le bambine mangiano patatine fritte.
I minuti continuano a passare.
La ragazza Down ha freddo nonostante abbia i guanti.
La sua accompagnatrice parla ancora con la giovanissima samaritana.
Lei alza gli occhi.
Incrocia il mio sguardo.
Un istante.
Si avvicina pronunciando il suo nome: "L".
Si siede sulla panchina sotto la pensilina, tra l'uomo che parla da solo e la donna col cappotto rosso.
Le fanno spazio.
Mi abbraccia mentre resto in piedi.
Ricambio l'abbraccio carezzandole i capelli.
Un minuto e la sua accompagnatrice si accorge che L è con me.
Vorrebbe allontanarla ma capisce dal mio sguardo tutto va bene.
Arriva l'autobus e i posti sotto la pensilina, in piedi ed a sedere, restano vuoti.
Ignoro cosa tu abbia visto.
Ma hai compreso tutto di me in uno sguardo.
Desideravo solo essere abbracciata.
Forte come hai fatto tu.
Grazie L.
In punta di piedi, così, piano piano...
Senza farsene accorgere i giorni se ne vanno, scappano uno dopo l'altro lì dove nessuno può più trovarli: nel passato.
Ci salto sopra, come sui sassi in uno stagno.
Solo per arrivare sull'altra sponda.
Mi allontano discretamente dalla riva arida, povera e spoglia che mi ha ospitata.
Ho imparato a sopravvivere in quel posto.
Ma ora è tempo di vivere.
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