Ma solo con io davanti allo specchio, a tu per tu, dico sempre la verita' (R. Gaetano)
A volte si fanno delle scelte.
Da alcuni vengono giudicate "coraggiose" da altre "prive di ogni buon senso".
In piena crisi economica lasciare il posto di lavoro è una pazzia.
Io l'ho fatto, ho dato il preavviso, nel 2009 riparto.
Come?
Lo ignoro. Da libera professionista, da precaria, facendo qualcosa che dia un senso alla mia vita lavorativa.
Nessuno compagno, nessun uomo, nessun figlio...
Perché usare dodici ore di ogni giorno della mia vita a fare un lavoro che non mi piace, dove divento sempre più triste ed abbrutita.
Ho spezzato la catena, folle, incosciente...
Coraggiosa?
So solo che mi sento meglio, più leggera e credo di essermi ripresa la mia vita.
Confido in me stessa.
E nella vita.
L'ho fatto e amo lavorare!
E quando andrò devi sorridermi se puoi,
non sarà facile ma sai si muore un po per poter vivere.
Arrivederci amore ciao: le nubi sono già più in là.
Lavorare per vivere o vivere per lavorare?
E' difficile da spiegare nel momento in cui la risposta è la medesima.
Queste dodici ore al giorno che mi tolgono il fiato, la voglia di fare.
Quell'ambiente dove veramente sei "nessuno" e abbondano le occasioni in cui qualcuno te lo rammenta.
Quella discrasia percettiva tra chi sei, chi credi di essere e chi credono tu sia.
Chi sono io?
Qual è il confine della mia identità?
Quello psicologico, la colonna di marmo intoccabile dentro me. Che mi fornisce certezze.
Quello sociale, come vengo riconosciuta sulla base di quello che ho e di quello che so fare.
La maggior parte delle persone che conosco ha bisogno e vive basandosi su un'identità costruita all'esterno. Su un'immagine proiettata di altri.
Nella mia perplessità, con tutti la fatica richiesta, sono felice di basarmi su quel pilastro su cui mi espando.
Chi sono io?
Uno, nessuno, centomila (che genio Pirandello!) che cercano il proprio autore: me, pronta a scrivere l'autobiografia di ciascuno.