Blog in sei ottavi

Utente: solaconio
"Essere donna è un compito terribilmente difficile, visto che consiste principalmente nell'avere a che fare con gli uomini".
Joseph Conrad

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Sola con io

Ma solo con io davanti allo specchio, a tu per tu, dico sempre la verita' (R. Gaetano)

giovedì, 28 settembre 2006

Tiratisù

- Sol, dico sul serio, organizziamo sto pullman per Lourdes.

- Eccerto, meno male che non credo nella sfiga e mi proclamo agnostica!

- Ho capito ma quello che succede a te in un anno è improbabile che accada in cinque a tre persone diverse.

- Senti non ho proprio voglia di scherzare su questa cosa, tantomeno studiarla dal punto di vista statistico.

- Mi sento impotente: sto pensando a cosa dirti per confortarti un po'. Ma un uomo non ce l'hai, un lavoro fisso nemmeno ancora, ti senti fregata da gente che avresti definito amica, non hai contatti sociali da non si sa quale anno!

- Sei un genio della confortazione: mi sto molto confortando... Stai per porgermi pure un revolver?

- No, ma a 'sto punto, dicevo tipo Lourdes

- Ancora, ma stai fissato come l'altra volta! Lasciamo le Madonne e i Santi dove stanno!

-... C'hai ragione: per come stai adesso capace che scivoli e ti rompi una gamba quando scendi dal pullman. E cominci a invocare a gran voce tutto il calendario...

composto da: solaconio alle ore 22:12 | link | commenti (18)
categorie: lento
mercoledì, 27 settembre 2006

Mors Mea Vita Tua

La vita è in salita, non vi è dubbio.
Raramente si incrocia qualcuno dotato di un mezzo di locomozione che è disposto a darti un passaggio.
Con una frequenza decisamente maggiore si incontra qualcuno che, più o meno volontariamente, tende a farti inciampare.
A farti cadere, possibilmente, con la faccia nel fango.

Se, inoltre, mentre cerchi di salire, credi di vivere nel mondo dei sogni e assomigli più a Biancaneve che a Crudelia De Mon capita anche di incontrare la Carica dei 101, che non si limita a calpestarti: ti sbrana direttamente.
E ti accorgi che non erano teneri cuccioli.

In sostanza sto scrivendo dalla palude Stigia (fangosa e piena di gente incazzata) dopo l'ennesima fregatura incassata con grandissima classe (e con un certo dolore).


composto da: solaconio alle ore 09:20 | link | commenti (11)
categorie: lento
domenica, 24 settembre 2006

Calamaio

Alcune persone raccontano le loro storie.
Non so per quale motivo: forse solo perché le si ascolta.
Sono bellissime, tristi, divertenti.
O drammatiche o esilaranti.
A volte sei in uno dei loro racconti.
A volte, dicono, che hai cambiato il corso delle cose.
E  non hai fatto nulla, non hai detto nulla.
Ma ti investe una responsabilità che non credevi di avere.
L'eco delle loro parole risuona nella tua mente mentre tieni gli occhi chiusi.
Un paradosso per cui sei protagonista dei racconti di altri e comparsa nel tuo.
E la storia che vorresti raccontare rimane taciuta, incompiuta.
E' una storia a cui si aggiungono paragrafi scritti da altri.
Con il tuo inchiostro, sostengono.
E tu non trovi più il pennino da intingervi.

composto da: solaconio alle ore 01:25 | link | commenti (8)
categorie: moderato
giovedì, 21 settembre 2006

ApparenteMente

Credono sia un bulldozer.
Monto il motore di un Vespino 50.

Credono sia indistruttibile.
In me vive il signor Ravensburger con tutti i suoi miliardi di pezzi di puzzle da ricomporre.

Credono sia realista.
Sono l'unica abitante di un mondo ideale solo a me noto.

Credono sia felice.
Non sanno che quella sensazione l'ho conosciuta.

Credono stia partendo per il Montefeltro per lavorare nel week end.
Stavolta hanno indovinato!

composto da: solaconio alle ore 23:48 | link | commenti (8)
categorie: adagio
mercoledì, 20 settembre 2006

Sogni e Bisogni

Raramente ricordo i sogni (e già su questo ci sarebbe molto da dire).
Ricordo sempre gli incubi, perché mi sveglio sussultando nel momento in cui la situazione onirica si fa pericolosa.
Ma questa volta no: ricordo un sogno.
Un bellissimo gatto nero vive con me, nei miei 37 metri quadrati.
O, forse, è venuto solo a dormire: è notte e mi sono appena coricata.
Con tutta la sua grazia il gatto controlla che le lenzuola mi coprano e scende dal letto.
Si infila sotto i mobili e ispeziona la parte superiore dell'armadio, della vetrina e dell'angolo cottura.
Nessuna traccia di topi o di qualunque altra cosa possa turbare il mio sonno o, più probabilmente, il mio pensiero.
Mi rasserena con uno sguardo.
Risale con un balzo sul letto e mi si stende accanto.
Ora possiamo dormire.
Posso stare tranquilla: mi veglierà durante la notte e domattina sarà ancora qui.
L'alba sopraggiunge e mi sveglio prima che suoni l'infernale trillo.
Non c'è.
Forse era venuto solo a dormire, a cercare un giacilio per la notte.
Pochi istanti e realizzo che era un sogno.
Estremamente realistico e, allo stesso tempo, estremamente diafano, tanto da infrangersi al primo chiarore del giorno.
Non ci sono dubbi.
Era un sogno.

Sul "lato passeggero" del mio letto non ci sono peli: è intatto.


composto da: solaconio alle ore 22:47 | link | commenti (7)
categorie: lento
martedì, 19 settembre 2006

Storia metropolitana

La metropolitana della Capitale.
Due binari che si incrociano solo ed esclusivamente alla Stazione Termini.
Ogni mattina alle 7.30 e ogni sera alle 18.30 salgo su uno dei vagoni insieme a centinaia (forse migliaia?) di altri esseri umani sempre meno umani.
Spingono, pressano, entrano e assumo la posizione che loro mi impongono.
Non sarò io a opporre resistenza alla novantenne che si fa strada con l'ombrello fradicio di pioggia brandendolo come la Durlindana.
Non riesco nemmeno ad aprire il giornale perchè la mano, quella che lo ha preso dai portariviste della stazione, è rimasta incastrata in basso.
L'altra mano tiene la borsa.
Non c'è bisogno di "reggersi agli appositi sostegni" sulla metropolitana di Roma: non c'è pericolo di cadere, non c'è spazio per cadere.
Di fronte ho una giovane ragazza, alta, capelli bruni cortissimi, occhi scuri che mi fissano.
Sorrido imbarazzata, la distanza tra i nostri nasi è di circa tre centimetri.
Continua a fissarmi.
L'imbarazzo aumenta quando facendo finta di niente mi accorgo che i suoi occhi guardano i miei occhi, poi la bocca... Poi gli occhi e ancora la bocca.
Non ho alcuna possibilità di prendere il lettore mp3 disgraziatamente collocato in una delle trenta tasche della borsa.
Si struscia... No! Non si struscia: sono i sussulti della metropolitana sui binari.
No, per favore non una donna che ci prova!
Devo levarmi dalla testa queste paranoie dettate dal sonno.
Perché mi sembra sempre più vicina?
Ho già passato anni or sono la prova della mia eterosessualità.
No, no... Mi sto sbagliando.
Ho sonno, sto andando al lavoro.
Devo riposare di più. Dormire.
Ma... Ma cosa...???
Ha appoggiato la sua guancia sulla mia.
"Sei calda" dice.
Sono calda?
Credo di essere diventata di un colore che da riprodurre è impossibile tanto era il sangue affluito nel volto.
Contro ogni legge di gravità faccio un balzo che non saprei descrivere e salto novantenni, ombrelli bagnati, studenti zainettati e ogni altro elemento mi dividesse dalla porta del vagone.
Non la vedo più.
La successiva è la mia fermata.
Mentre esco dalle budella di Roma mi chiedo cosa avrei fatto se si fosse trattato di un uomo.
Presumo la stessa identica cosa.
O forse sarebbe dipeso da com'era quest'uomo.
Non so rispondermi...
Meglio che vada a lavorare!

composto da: solaconio alle ore 21:42 | link | commenti (10)
categorie: andante
lunedì, 18 settembre 2006

Lettere

Stamattina ho ricominciato a scrivere.
Per me.
Sulla carta.
Forse una lettera.
Forse d'amore.
Sicuramente si aggiungerà ai mille fogli condannati al limbo nei miei quaderni e nelle mie agende.
Non possono nemmeno trovare pace in una busta: non glielo permetto.
Dovranno vagare per l'eternità rispuntando fuori nei momenti più impensati.
Per ricordarmi un pensiero, una sensazione.

Pezzi di carta che non cominciano mai con "Caro", mai.
Cominciano e basta.
Come questo post sul blog.
Niente preamboli, niente divagazioni, niente spiegazioni.
Comincia e basta.

Stamattina ho ricominciato a scrivere.
Per me.
Sul blog.


composto da: solaconio alle ore 11:48 | link | commenti (12)
categorie: lento
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